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“Artigianale” solo per chi lo è davvero: nuove regole contro gli abusi

08/04/2026

“Artigianale” solo per chi lo è davvero: nuove regole contro gli abusi

Da oggi la parola “artigianale” non potrà più essere utilizzata con leggerezza. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina prevista dalla Legge annuale per le PMI, il legislatore introduce un principio chiaro: questo termine potrà essere impiegato esclusivamente dalle imprese artigiane regolarmente iscritte all’Albo e impegnate nella produzione diretta di beni e servizi autenticamente artigianali.

Una svolta attesa da tempo, che interviene su una prassi diffusa e spesso ambigua, in cui il richiamo all’artigianato veniva utilizzato come leva commerciale, svuotando progressivamente il significato di una parola che racchiude tradizione, competenza e identità produttiva. La norma prevede anche sanzioni rilevanti per chi farà un uso improprio di queste denominazioni: fino all’1% del fatturato, con un minimo di 25 mila euro.

Stop agli abusi: più trasparenza per imprese e consumatori

Il provvedimento mira a ristabilire una distinzione netta tra ciò che è realmente artigianale e ciò che non lo è. Negli ultimi anni, l’utilizzo disinvolto di questa definizione ha generato confusione nel mercato, penalizzando le imprese autentiche e creando aspettative spesso disattese nei consumatori.

La nuova normativa introduce quindi un criterio oggettivo: per definirsi artigianale non basterà più evocare un’immagine o uno stile, ma sarà necessario dimostrare un processo produttivo reale, fatto di competenze manuali, controllo diretto e responsabilità nella realizzazione del prodotto o del servizio.

In concreto, questo significa che un gelato definito artigianale dovrà essere effettivamente prodotto in laboratorio, un mobile dovrà essere frutto di lavorazione reale e non semplice imitazione industriale, così come un abito sartoriale dovrà nascere da un lavoro su misura e non da una produzione standardizzata. Un cambio di prospettiva che restituisce centralità al lavoro e alle competenze.

Un valore economico e identitario da difendere

L’intervento normativo assume un significato ancora più rilevante in territori dove l’artigianato rappresenta una componente fondamentale del tessuto economico. Nelle Marche, ad esempio, il settore conta oltre 38 mila imprese e circa 120 mila addetti, con un’incidenza particolarmente elevata rispetto alla media nazionale sia in termini occupazionali sia di valore aggiunto.

In un contesto economico ancora incerto, segnato da una fase di stabilizzazione fragile e da difficoltà in comparti strategici come moda, legno-arredo e meccanica, tutelare il valore dell’artigianato significa sostenere un modello produttivo basato su qualità, innovazione e radicamento territoriale.

La norma si inserisce proprio in questa prospettiva: rafforzare la competitività delle imprese autentiche, garantire condizioni di concorrenza leale e offrire ai cittadini strumenti più chiari per orientare le proprie scelte di consumo. Un passaggio importante, che riconosce il ruolo dell’artigianato non solo come attività economica, ma come espressione culturale e sociale.

Regole e controlli: la sfida dell’applicazione

Se il principio introdotto appare condiviso e necessario, la sua efficacia dipenderà dalla capacità di applicarlo in modo rigoroso. Saranno fondamentali controlli puntuali e una vigilanza costante, affinché le nuove disposizioni non restino solo sulla carta ma si traducano in una reale tutela del mercato.

Il messaggio che emerge è chiaro: l’artigianato non è un’etichetta evocativa né uno strumento di marketing, ma un insieme di competenze, responsabilità e valori che meritano riconoscimento e protezione. Da oggi, chi vorrà richiamarsi a questo mondo dovrà dimostrare di farne parte davvero.

Una scelta che segna un cambio di passo e che restituisce dignità a un settore che rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’economia italiana.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to