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Ancona Revisited, alla Mole una mostra che attraversa la città tra fotografia e poesia

20/04/2026

Ancona Revisited, alla Mole una mostra che attraversa la città tra fotografia e poesia

Ci sono città che non si lasciano afferrare al primo sguardo, che non si concedono interamente alla superficie delle cose e che, proprio per questo, chiedono un tempo diverso, una disponibilità più lenta, quasi un esercizio di fedeltà dello sguardo. Ancona appartiene a questa specie rara di luoghi che non si limitano a mostrarsi, ma si fanno riconoscere poco per volta, nei dettagli marginali, nei vuoti, nelle linee di confine tra il costruito e il mare, tra la memoria e il presente. È da qui che nasce Ancona Revisited, la mostra di Massimo Baldini allestita alla Mole Vanvitelliana fino al 14 giugno, un progetto che non si propone di documentare la città in modo descrittivo, ma di attraversarla con un’intelligenza visiva capace di metterne in luce le vibrazioni più sottili.

Il cuore della mostra sta nel dialogo con Franco Scataglini, presenza decisiva e non ornamentale di questo percorso. I suoi versi non accompagnano semplicemente le fotografie, né funzionano come un apparato di commento poetico. Al contrario, attivano una corrente più profonda, aprono una seconda lettura, danno alla città una lingua interiore che continua a restituirne il carattere con una forza sorprendente. In questo incontro tra immagini e parole, Ancona non si presenta come scenario, ma come materia viva, identità che si compone per stratificazioni, per soglie, per permanenze e per sottrazioni.

Lo sguardo di Massimo Baldini e la città come tessuto da rileggere

Massimo Baldini, nato e cresciuto ad Ancona, guarda la città da una prossimità che non scivola mai nell’abitudine. Le sue fotografie non cercano il colpo d’occhio, non si affidano all’effetto monumentale né alla cartolina riconoscibile, ma si muovono dentro una logica più esigente, che punta a una rivelazione progressiva. Scale, fronti urbani, curve verso il porto, porzioni di banchina, segni del tempo impressi nella materia costruita: tutto sembra chiedere al visitatore di rallentare, di tornare a vedere ciò che credeva di conoscere.

Molte delle immagini esposte lavorano attorno al tema della soglia, che qui non è soltanto un elemento compositivo ma una vera chiave di lettura. La scalinata, la linea che divide la città dal mare, la strada che accompagna verso una partenza, l’imponenza del Passetto che si scioglie nella quotidianità ai suoi piedi: ogni fotografia sembra collocarsi in quel punto delicato in cui una forma concreta apre anche a un significato più ampio. È lì che Ancona si manifesta nella sua natura più autentica, non come luogo da possedere con lo sguardo, ma come spazio da interrogare.

La forza di Baldini sta proprio nell’essenzialità. Togliere, ridurre, lasciare emergere solo ciò che conta. È un’estetica della sottrazione che rende le immagini più dense, più aperte, più esposte alla risonanza con la parola poetica. In questo senso, la mostra non offre una città spettacolare, ma una città pensata, ricomposta, restituita nella sua verità meno evidente e per questo più duratura.

Franco Scataglini e la poesia come chiave per abitare Ancona

Se le fotografie di Baldini rendono visibile una geografia emotiva e urbana, i versi di Franco Scataglini ne mettono in moto il respiro più profondo. La sua lingua, così vicina e al tempo stesso appena discosta dall’italiano, porta incisa una marca geografica ed esistenziale che diventa qui decisiva. Scataglini non descrive la città, la abita dall’interno, la trasforma in memoria, responsabilità, voce. È per questo che la sua presenza nella mostra non può essere letta come un omaggio celebrativo: è una chiave di accesso, una condizione stessa del progetto.

Tra le fotografie e i testi non si crea mai un rapporto illustrativo. Piuttosto si genera una tensione fatta di richiami, contrasti, conferme e scarti. Le immagini non servono a tradurre i versi, e i versi non spiegano ciò che si vede. Si rafforzano a vicenda, si mettono in discussione, costruiscono una narrazione che procede per echi. Baldini mostra la forma, Scataglini ne rivela la profondità simbolica. Uno coglie l’apparizione, l’altro ne porta alla luce il destino.

Alla Mole Vanvitelliana prende così forma un progetto che, pur partendo da Ancona, tocca una questione più ampia: il modo in cui guardiamo i luoghi che abitiamo e il grado di attenzione che siamo ancora capaci di riservare loro. Ancona Revisited invita a un principio etico dello sguardo, a una restituzione che non semplifica, non esibisce, non riduce la città a immagine pronta all’uso. La riconsegna invece alla sua complessità, alla sua ombra, alla sua verità più appartata. Ed è proprio in questo gesto, insieme sobrio e intensissimo, che la mostra trova il suo valore più pieno.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to